MOVIMENTO FEDERALISTA EUROPEO – SEZIONE DI TRAPANI
Risoluzione di politica generale dell’Assemblea degli iscritti
L’Assemblea Generale della Sezione di Trapani del Movimento Federalista Europeo, riunitasi in data 6 marzo 2009 in sede precongressuale nella prospettiva dei Congressi nazionale e regionale del MFE che andranno quest’anno a celebrarsi in Sicilia, esaminata la situazione politica complessiva in Europa e nel mondo, alla luce in particolare del processo di unità europea, afferma quanto segue.
1. A trent’anni dalla prima elezione del Parlamento europeo, l’Europa comunitaria, che pure con Monnet ha avuto il merito indiscutibile, negli Anni Cinquanta del secolo scorso, di avviare fattivamente l’unificazione del vecchio continente, appare per più versi confusa, impotente e disorientata. Andando oltre l’azione integrazionista della Corte di Giustizia, le istituzioni politiche dell’Unione, con la scelta di pervenire finalmente alla Costituzione europea, avevano intrapreso un percorso auspicabilmente virtuoso che si richiamava alle storiche aspirazioni dei federalisti europei di Altiero Spinelli. Ma la sorda resistenza dei Governi europei a qualsiasi cambiamento significativo del sistema istituzionale europeo in senso democratico e popolare, e che si è concretizzata ora eccependo in sede europea le anacronistiche prerogative degli Stati membri ora toccando fra la gente comune le corde emozionali della paura del nuovo e del richiamo populista alla Nazione, è riuscita alla fine ad aver ragione del pur limitato tentativo racchiuso nel Trattato costituzionale. Lo stesso Trattato di Lisbona, frutto dell’opera demolitoria da parte dei Governi nazionali sugli aspetti prevalentemente simbolici riportati nella Costituzione, è incappato nel giudizio severo del popolo irlandese in sede di referendum nazionale di ratifica.
In tale contesto, e ferma restando l’assoluta necessità di procedere almeno all’entrata in vigore del Trattato di Lisbona senza ulteriori indugi, l’Europa ha tuttavia la possibilità di riprendere il cammino interrotto ritrovando le ragioni della sua unità già con le prossime elezioni del Parlamento europeo che in Italia andranno a celebrarsi il 6 e 7 giugno 2009. Occorre infatti cogliere l’occasione del rinnovo del Parlamento per ribaltare decisamente l’idea che serpeggia fra gli euroscettici e gli stessi sostenitori dell’europeismo ufficiale, che non sia necessario andare avanti lungo la strada dell’integrazione, quando invece è proprio di unità al di sopra degli Stati nazionali che si sente oggi bisogno per superare l’impotenza e la marginalità dell’Europa nel mondo. Per questo motivo appare imprescindibile che per le questioni di ambito europeo l’Europa cessi di essere teatro di un’azione sregolata e contraddittoria dei singoli governi nazionali e sia diretta da un vero Governo federale europeo, mentre d’altra parte l’improvvido accantonamento della Costituzione europea non può annullare per gli Europei l’esigenza di riprendere la lotta per una nuova Costituzione federale.
2. La crisi economica globale che dagli Stati Uniti si sta dispiegando con inaudita virulenza in tutto il mondo, ma che nei punti deboli dell’Europa comunitaria ha già prodotto i suoi effetti devastanti, è indice più che mai eloquente della gravità della situazione economica che si è venuta a creare a livello internazionale per effetto di una finanza anarchica ingigantita dal fenomeno della globalizzazione. Il pauroso rallentamento dell’economia, che ormai ha portato alla recessione pure l’Europa, dovrebbe perciò far riflettere i Governi nazionali, ancora cocciutamente arroccati nella miope difesa di interessi nazionali, e dimentichi che l’unico vero ed autentico interesse dei cittadini europei è l’interesse comune a risolvere tutti insieme la questione della ripresa dello sviluppo e la salvaguardia del modello sociale europeo. Piaccia o non piaccia, nell’Europa comunitaria, mentre può perfino non essere più sufficiente lo scudo dell’euro, l’interesse di ciascuno Stato membro è in realtà interesse di tutti, tant’è che poi i Governi nazionali sono ben consapevoli che l’Unione non potrà permettersi il crollo economico anche di un solo Paese, per di più se facente parte dell’eurozona. Per questo motivo, anche se è comprensibile la ritrosia dei governi dei più grandi Stati dell’Unione, e anzitutto della Germania, ad istituire in maniera indiscriminata dei fondi europei di aiuto e garanzia, in particolare a favore degli Stati membri dell’Europa ex comunista in difficoltà finanziarie, lo è certamente meno non solo la tentazione del protezionismo nazionale ma anche il rifiuto pregiudiziale a ragionare in termini europei quando il rischio possibile è addirittura prospettato in termini di fallimento di uno Stato o di disgregazione dell’Unione monetaria.
Sotto tale profilo, non ha senso che gli Stati nazionali, memori forse dello spettro del 1929, facciano isolatamente sforzi significativi e in altri tempi addirittura impensabili per rianimare l’economia nazionale e sostenere banche ed imprese anche con forme diverse di incentivazione dei consumi, in vista di una rinascita della fiducia nel mercato e della ripresa dello sviluppo economico. Anche allo scopo di tener conto delle drammatiche conseguenze sociali che già si avvertono negli Stati europei più deboli, occorre invece assumere da subito un’azione precisa e determinata per istituire per tappe nell’Europa comunitaria un bilancio e una finanza federale che soli possono raddrizzare una situazione economica e sociale già abbastanza compromessa. A tale scopo, e secondo le linee seguite in passato per arrivare alla Moneta unica, sono interamente da accogliere le proposte per varare senza indugio un’Agenzia per l’emissione in comune di bond, primo passo per la successiva emissione da parte dell’Unione di eurobond pari a circa l’1% del prodotto interno lordo europeo, volti specificatamente a creare a livello sovranazionale un nuovo debito che diventerebbe il motore della crescita per tutti quegli investimenti volti alla produzione di beni pubblici di livello europeo, ivi compresa la ricerca e l’istruzione superiore.
3. Di fronte alla colpevole cecità dei governi nazionali, è del tutto evidente che in questo campo non si tratta di affidare la tutela dei diritti dei cittadini europei alla Corte di Giustizia. Ciò di cui ora l’Europa ha drammaticamente bisogno è un vero Governo federale europeo, che possa agire con immediatezza e determinazione secondo una scelta politica ben precisa nell’interesse generale europeo, ben oltre quindi la Commissione, troppo spesso relegata ad un ruolo tecnico, e a un Consiglio dei Ministri irrimediabilmente irretito dai veti nazionali. E tale percorso è oggi sostanzialmente perseguibile, tenuto conto che il Trattato di Lisbona, in questo riprendendo una felice disposizione della Costituzione europea, prescrive l’elezione del Presidente della Commissione da parte del Parlamento europeo, collegandolo quindi alla maggioranza politica che vi si determina periodicamente ogni quinquennio.
Occorre dunque che le forze politiche in occasione dell’elezione del prossimo giugno mettano da parte le vuote contrapposizioni ideologiche di livello nazionale e si presentino risolutamente al corpo elettorale europeo con programmi europei e candidati che possano assumere autorevolmente l’incarico di presidente della futura Commissione europea. Occorre anche che il Parlamento europeo appena eletto si pronunci altrettanto risolutamente contro le già ventilate spartizioni degli incarichi di presidenza di fuori di qualsiasi scelta politica europea ben chiara e precisa. Occorre infine che i governi nazionali sappiano fare responsabilmente un passo indietro nella gestione della cosa pubblica europea per affidarla al Popolo europeo, cioè all’unico soggetto politico a ciò legittimato. Se domani gli Europei non dimenticheranno l’ignavia dei governi, sapranno almeno premiare l’audacia delle forze politiche più attente ai futuri destini dell’Europa.
Tutto ciò premesso, l’Assemblea dei Soci della Sezione MFE di Trapani, allo scopo precipuo di fornire precise indicazioni d’azione ai Delegati che andranno a partecipare ai Congressi nazionale e regionale:
§ reputa essenziale una Campagna per un Governo federale europeo e una Costituzione federale, secondo quanto riportato nella Mozione della Segreteria nazionale uscente che fa propria e sottoscrive, auspicando tuttavia che il Movimento possa ritrovare al suo interno le ragioni di una più stretta unità d’intenti;
§ ribadisce l’esigenza che si predispongano a livello regionale idonee iniziative rivolte alle forze politiche per una presentazione di programmi e candidati per l’elezione del Parlamento europeo che siano in linea con le considerazioni prima elencate;
§ sempre in vista dell’elezione europea, e in sede locale, considera inoltre di particolare valenza il dibattito, possibilmente anche con i candidati, sui temi del governo federale per l’Unione europea, secondo i Quaderni a tal fine di recente pubblicati dal Movimento, d’intesa con il Centro Einstein di Torino;
§ fa voti infine che a Trapani e in tutta la Sicilia sia ancor più intensificata l’azione per una presenza responsabile e puntuale dei federalisti europei sui temi più significativi della società contemporanea nel quadro di un rilancio verso la federazione del processo costituente europeo.
LA SEZIONE DI TRAPANI DEL MOVIMENTO FEDERALISTA EUROPEO